Cosa dicono le leggi a proposito di inclusione lavorativa?

Un quadro generale: dalla Convenzione ONU alla normativa italiana

E’ passato un mese dall’avvio di questo blog sull’inclusione lavorativa delle persone con disabilità e, nell’articolo di apertura e presentazione, ci eravamo lasciati con questa frase: Il nostro contributo sarà quello di pubblicare un articolo alla settimana, per tenervi informati e aggiornati su ciò che accade, riflettere e portare alla luce storie di vita e lavoro, sempre chiedendoci cosa si può fare di meglio e di più per rendere il diritto al lavoro un diritto realmente tutelato, anche per le persone con disabilità.

All’interno di questo primo mese abbiamo potuto leggere e conoscere il percorso nel mondo del lavoro di Lorenzo e la storia di Colette, due esempi di superamento di barriere e inserimento positivo nel mondo del lavoro. 

IL DIRITTO AL LAVORO

Partendo dalle loro storie di vita, vorremmo portare l’attenzione sul diritto al lavoro per le persone con disabilità e su ciò che il lavoro rende possibile nella realtà di ognuno di noi, non solo come conquista di capacità tecniche, ma anche trasversali e, in generale, di vita.

La Convenzione ONU riserva l’articolo 27 al diritto al lavoro e sancisce “il diritto al lavoro delle persone con disabilità, su base di parità con gli altri” specificando: “ciò include il diritto all’opportunità di mantenersi attraverso il lavoro che esse scelgono o accettano liberamente in un mercato del lavoro e in un ambiente lavorativo aperto, che favorisca l’inclusione e l’accessibilità delle persone con disabilità”. 

Il lavoro, infatti, è una presenza molto importante nella vita di una persona adulta. È il primo strumento che permette all’individuo di agire sulla propria quotidianità e, di riflesso, sul mondo, realizzandosi (Clot, 2006). 

L’inserimento nel mondo del lavoro permette all’individuo di scoprire, incrementare e riconoscersi capacità e competenze sia trasversali che specifiche, grazie al concreto riconoscimento dell’altro (persona terza con cui entra in contatto lavorando) con un aumento di empowerment, autostima e miglioramento globale della sua qualità di vita (Bresciani, 2012). 

LA NORMATIVA ITALIANA SUL COLLOCAMENTO DELLE PERSONE CON DISABILITÀ

Lo scenario italiano rivolto al diritto al lavoro di persone con disabilità è normato dalla legge 68 del 12 marzo 1999, che supporta il collocamento mirato della persona con disabilità tramite l’analisi delle loro competenze lavorative. 

Per collocamento mirato si intende il complesso degli “strumenti che permettono di valutare adeguatamente le persone con disabilità nelle loro capacità lavorative e di inserirle nel posto adatto, attraverso analisi di posti di lavoro, forme di sostegno, azioni positive e soluzioni dei problemi connessi con gli ambienti, gli strumenti e le relazioni interpersonali sui luoghi di lavoro e di relazione”. 

Attraverso questa legge si parla quindi di collocamento mirato, dando chiara indicazione di un cambio di prospettiva: dall’obbligo di assunzione a quello della opportunità di assumere attraverso un’azione mirata

In questo modo l’inserimento lavorativo diventa una reale opportunità di autorealizzazione individuale per le persone con disabilità e, al tempo stesso, un’opportunità di crescita per le aziende e uno strumento di inclusione sociale. 

Si propone, infatti, di favorire la valorizzazione delle abilità delle persone e l’individuazione degli strumenti di inserimento personalizzato nei luoghi di lavoro, coerentemente con il principio dell’accomodamento ragionevole definito nell’articolo 2 della Convenzione Onu.

Eppure non basta. 

LA SITUAZIONE OCCUPAZIONALE IN ITALIA

Osservando i dati italiani e leggendo l’analisi ISTAT “Conoscere il mondo della disabilità” condotta sul territorio nazionale nel 2019 si evince come l’Italia attualmente presenti, considerando la popolazione tra i 15 e i 65 anni, un tasso di occupazione delle persone con disabilità pari al 31,3 % (contro il 57,8% delle persone senza limitazioni), il 20,7% è in cerca di un’occupazione mentre il 43,5% risulta inattivo. 

Questo ci fa capire quanto siamo lontani da una reale inclusione lavorativa delle persone con disabilità, nonostante le aziende che inseriscono nel proprio organico, tramite apposito contratto, una persona, ad esempio, con disabilità intellettiva possano accedere a incentivi specifici (art. 13 legge 68/99) in base alla percentuale di invalidità presentata dalla persona inserita. 

Le disposizioni sugli incentivi sono ancora più favorevoli nel caso di lavoratori con disabilità intellettiva e psichica e prevedono la concessione di un contributo del 70% della retribuzione mensile lorda imponibile ai fini previdenziali per la durata di 60 mesi per ogni lavoratore con disabilità intellettiva e psichica che comporti una riduzione della capacità lavorativa superiore al 45% assunto a tempo indeterminato o anche a tempo determinato per un periodo non inferiore ai dodici mesi e per tutta la durata del contratto. 

Come si evidenzia da questa analisi il tasso di disoccupazione fra persone con disabilità raggiunge importanti cifre, questo è indice del fatto che nonostante le disposizioni di legge, non si sia ancora giunti a una cultura aziendale e sociale di reale inclusione occupazionale delle persone con disabilità.

IL DIRITTO A UNA VITA INDIPENDENTE E L’AZIONE DETERMINANTE DELLE AZIENDE

La disoccupazione, come hanno sottolineato vari studiosi tra cui in particolare A. Sen, comporta una significativa perdita di libertà ed è una delle cause principali di esclusione sociale

Ciò avviene non soltanto perché dal reddito dipende la possibilità di condurre una vita indipendente e dignitosa, realizzando le proprie aspirazioni, ma anche perché l’assenza di lavoro può impoverire le relazioni umane e compromettere lo sviluppo e il mantenimento delle relazioni sociali (Crowther, 2009).

Abbiamo quindi visto come le leggi supportino il diritto al lavoro, il diritto ad un lavoro che tenga conto e promuova le abilità e potenzialità della persona e allo stesso tempo come questo incrementi il benessere della persona stessa che, grazie al lavoro, può percepirsi utile e attiva all’interno della comunità. 

Questo ci fa comprendere quanto sia importante che le aziende rispondano a un appello sociale, utilizzino gli incentivi messi a disposizione dal legislatore e contribuiscano alla realizzazione di nuove politiche e percorsi occupazionali per l e persone con disabilità.

Perché fino a quando sentiremo il bisogno di parlare di necessità di inclusione vorrà dire che la tendenza ad escludere sarà ancora troppo forte in ognuno di noi.

(di Daria Fera – Insuperabili)