INCLUSIONE OCCUPAZIONALE: NEANCHE MILANO FA ECCEZIONE. LE AZIENDE PAGANO SANZIONI MA NON ASSUMONO

L’inclusione lavorativa delle persone con disabilità, vive un periodo complesso: se da un lato le iniziative volte a superare barriere sociali e architettoniche sono in crescita, ne abbiamo lungamente scritto nel nostro blog, dall’altro gli ostacoli per alcuni aspetti sono aumentati anche a causa della pandemia da COVID-19.

I lunghi mesi di restrizioni hanno favorito il telelavoro, che in alcuni casi può essere un bene, perché permette ad un professionista con disabilità di avere accesso a posizioni lavorative che gli sarebbero state altrimenti precluse a causa delle barriere architettoniche; dall’altro hanno minato l’economia di tutto il paese e con la fine del blocco dei licenziamenti, per le categorie più fragili, come quella delle persone con disabilità, stando allo stato attuale dei fatti, non ci sarà alcuna tutela. Va da sé che questa situazione non potrà che aggravare una condizione già complessa e delicata. 

A Milano – l’avanguardia del nostro paese sotto molti aspetti, non ultimo quello del livello di occupazione – secondo i dati della Cgil  “il tasso di occupazione dei disabili non supera il 30%”. Meno di uno su tre ha un lavoro stabile, principalmente nel pubblico impiego. Le aziende private preferiscono pagare le sanzioni amministrative (160 euro per ogni giorno di non ottemperanza), stabilite per chi non rispetta le quote previste dalla legge, piuttosto che assumerli. “Il fondo regionale per l’occupazione dei disabili, finanziato dalle sanzioni, supera i 40 milioni di euro, una cifra enorme”, spiega Ivan Lembo, responsabile Politiche sociali della Cgil di Milano. Scrive così Il Giorno, intitolando: Disabili e lavoro, è allarme. Leggi tutto l’articolo