Per vincere i pregiudizi ci vuole più consapevolezza

Alessandro Frattorossi ci racconta un’importante e bella esperienza di inclusione lavorativa. Alessandro comincerà a lavorare in Amazon il prossimo 6 settembre 2021. Un obiettivo di carriera importante, raggiunto grazie al supporto significativo di Page Personnel – una delle aziende che insieme a Neopharmed supporta la piattaforma Superjob – che con i suoi servizi dedicati al collocamento delle persone con disabilità, lo ha accompagnato per una parte importante del suo percorso professionale.

Alessandro inizia come Sales Account e poi cresce fino a diventare Product Manager nell’area Digital Corporate di Vodafon Business. Successivamente accetta un’offerta in un’agenzia di comunicazione in cui si occupa di analisi strategiche di marketing, ed ora è in procinto di partire per questa nuova avventura che lo vedrà Brand Specialist in Amazon, un’azienda che sta dimostrando di avere una policy molto inclusiva sul tema delle disabilità.

Lo abbiamo intervistato per ascoltare la sua storia di inclusione lavorativa, perché insieme a lui vogliamo raccontarvi cosa succede ad essere oggi un giovane con una disabilità, e molte abilità, che vuole farsi strada nel mondo del lavoro.

Alessandro, classe 1992, è felice di parlare con noi, perché dal suo punto di vista mentre per altre categorie di persone il tema “diversity and inclusion” ha già fatto passi importanti, la questione delle disabilità è ancora un po’ indietro sul piano della consapevolezza sociale, prima, e aziendale poi.

COSA HA SIGNIFICATO PER TE ENTRARE NEL MERCATO DEL LAVORO?

Io ammetto di essere stato un privilegiato – esordisce – studiare alla Cattolica e alla Bocconi, a Milano, sicuramente mi ha dato delle risorse e dei vantaggi che hanno favorito il mio percorso di inclusione lavorativa. Detto questo non nego che, in una prima fase, approcciarsi ad un mondo del lavoro in cui cambiano gli strumenti rispetto agli anni dello studio, è stato complesso. Quando mi sono trovato a fare i primi lavori come data-entry ho dovuto affrontare la difficoltà di spiegare alcune mie problematiche pratiche ed avere esigenza che i colleghi potessero usare degli accorgimenti nel lavorare con me.”

Alessandro è ipovedente e la sua disabilità causa anche una inversione nella visione dei colori, quindi, ad esempio, diventa difficile per lui leggere correttamente un file Excel in cui vengono utilizzati i colori come elemento differenziante.

“All’inizio non è semplice, spiegare agli altri il tuo disagio, inoltre tutti ci sentiamo insicuri nelle prime esperienze professionali e questo rende più difficile chiedere di rispettare una propria particolare esigenza. Poi acquisendo sicurezza diventa più semplice.”

QUAL E’ LA DIFFICOLTÀ PIÙ GRANDE CHE HAI INCONTRATO DA IPOVEDENTE?

“Ogni disabilità porta con sé problematiche diverse. Essere ipovedente è una condizione che difficilmente viene compresa, perchè non è immediatamente evidente, quindi le persone non se ne accorgono. Da un lato questo implica il dover costantemente, in molte situazioni quotidiane, spiegare le proprie difficoltà. 

Ma, ai fini di un percorso di vera inclusione lavorativa,  la fase più difficile è quella della formazione iniziale in cui è necessario che chi si occupa di effettuare l’affiancamento sia disponibile a mostrarti il lavoro sul tuo schermo, che ha bisogno di essere ingrandito, ciò implica per l’altro un maggiore dispendio di tempo e lavoro. E non sempre le persone sono disponibili a farlo.”

COME HAI FATTO AD AFFRONTARE IL DISAGIO DI DOVER SPIEGARE LE TUE DIFFICOLTÀ ? 

“Per la mia esperienza ciò che più conta è possedere molta autoironia, pazienza con se stessi e con gli altri, e una solidità caratteriale che normalmente non sarebbe necessaria. 

Sicuramente l’azienda che vuole realizzare concretamente un percorso di inclusione lavorativa, deve essere preparata e consapevole. E’ necessaria una policy aziendale adeguata, anche se in concreto è difficile controllare il comportamento delle singole persone. Sicuramente bisogna capire che l’aver bisogno di tempi fisiologici più lunghi nell’apprendimento non significa avere una competenza minore, anzi, a volte può essere persino il contrario.

Questo è un problema di cultura aziendale che è necessario affrontare in modo più capillare. La questione riguarda anche comportamenti che possono risultare invadenti, affermazioni superficiali che ancora vengono fatte, spesso non per colpa ma per mancanza di consapevolezza.”

COSA POTREBBE AGEVOLARE LA REALIZZAZIONE DI UNA REALE INCLUSIONE LAVORATIVA?

“E’ un problema complesso. Il mondo aziendale è fondato su una serie di strumenti e parametri quantitativi che risultano ineludibili. Io oggi mi sento solido perché ho degli specifici skills costruiti nel tempo, e non è stato banale acquisire queste competenze con la mia disabilità.

Quindi, sicuramente un cambio nella cultura sociale prima che aziendale servirebbe. Ossia capire che le persone diversamente abili esistono, che ce ne sono più di quante si possa pensare e per questo bisogna imparare ad avere rispetto a 360 gradi.

L’altro aspetto riguarda un lavoro che si dovrebbe fare in termini di organizzazione delle risorse umane, nel senso di ridefinire i ruoli e le mansioni e renderle più adattabili alla diversità delle singole persone, con disabilità o meno, in modo da permettere ad ognuno di trovare quella dimensione in cui può esprimere al meglio il proprio potenziale e le proprie abilità.

Siamo in un mondo che tende a uniformare e ragionare in termini quantitativi più che qualitativi, come se la qualità fosse una diretta conseguenza della quantità ma non sempre questo è vero.”

UN CONSIGLIO AI GIOVANI DIVERSAMENTE ABILI 

“Senza cadere in discorsi retorici, spesso persone che hanno affrontato problemi di disabilità si trovano a fronteggiare nel mondo professionale degli ostacoli che hanno già superato nella vita quotidiana. Quindi pur non essendone consapevoli posseggono già gli strumenti, l’esperienza e la forza per superare gli ostacoli del mondo del lavoro. In sostanza l’appello è di trarre forza dalle proprie difficoltà e dal proprio percorso.

La vita professionale tende a spaventare le persone perché spesso si ha l’impressione di fare qualcosa di importante e quindi di non poter sbagliare, ma bisogna imparare ad alleggerire perché non c’è nulla di così difficile o insormontabile. 

La cosa più importante è saper comunicare esprimendo sia il proprio disagio, quando c’è, che il proprio potenziale.”

(di Francesca Diodati – Superjob)