La gioia di essere un lavoratore come tanti 

Intervista a un datore di lavoro e al suo stimato dipendente

Un caffè e un sorriso. Questa, in estrema sintesi, la storia di Lorenzo, un ragazzo con disabilità, che sfida limiti e pregiudizi tra i tavoli di un bar.

Lui che ha 26 anni, atleta storico della Prima Squadra base dell’Insuperabili Reset Academy di Torino, lavora come cameriere con un regolare contratto presso la Gelateria Testa all’interno del quartiere Crocetta nel centro del capoluogo piemontese. Molto spesso le famiglie di ragazzi con disabilità temono di uscire da forme di assistenzialismo classiche. Il lavoro, al contrario, è l’esperienza diametralmente opposta che abbatte le barriere mentali. Il datore di lavoro di Lorenzo racconta: “Sono orgoglioso di collaborare con lui”.

Lorenzo come ti è cambiata la vita da quando lavori nel bar?

Era il 15 di ottobre quando ho iniziato a lavorare, a casa mi annoio, invece andare al lavoro mi piace, sono felice di lavorare, faccio tante più cose.

UN LAVORATORE COME TANTI

Raccontaci la tua giornata lavorativa

Inizio a lavorare alle 9.00 fino alle 13.00 tutti i giorni. La mattina mi alzo e prendo il pullman per venire a lavorare, ci metto un po’ perché abito a Settimo e vengo a Torino in pullman. Poi dopo le 13.00, quando finisco di lavorare, in alcuni giorni vado direttamente a calcio  e in altri torno a casa. 

Di cosa ti occupi?

Quando arrivo inizio con il pulire il locale, poi carico i frighi, faccio i caffè, macchiato, cappuccino, americano, prendo gli ordini, sistemo le posate, faccio il cameriere. Io avevo anche fatto la scuola da alberghiero, mi piace questo lavoro.

Qual è il tuo rapporto con i colleghi?

I miei colleghi sono simpatici, scherziamo insieme, delle volte mi danno consigli per migliorare nel lavoro. Poi anche sul luogo di lavoro si scherza ma ci sono delle regole, non si può usare sempre il telefono, o “fare il circo” facendo casino.

Cosa dicono di te i clienti?

Mi vogliono bene, mi salutano, sono juventino e gioco negli Insuperabili. Alcuni clienti sono più simpatici altri meno.

Giocare a calcio nella squadra degli Insuperabili ti è servito anche per il lavoro?

Si, sapere che in ogni luogo ci sono delle regole. In campo ho delle regole e anche al lavoro, a calcio ho una divisa come sul luogo di lavoro, a calcio lavoriamo di squadra insieme, e anche a lavoro lavoriamo insieme, ci aiutiamo fra colleghi nelle diverse mansioni. 

Ognuno può mettere in pratica le sue capacità sia in campo sia al lavoro.

È stato difficile trovare un’occupazione vera e propria?

Ho fatto la scuola, lo stage, e ho conosciuto la gelateria. Sono contento di lavorare qui, a fine mese prendo dei soldi che mi servono per realizzare i miei sogni con la mia ragazza. 

UN OTTIMO DIPENDENTE CON TANTE ABILITÀ

A testimoniare i successi di Lorenzo, anche il suo datore di lavoro.

Perché, e come è cominciata la vostra collaborazione?

E’ iniziato tutto ad ottobre 2019 quando ci ha contattati l’Associazione For.Ter Piemonte per chiedere se eravamo interessati ad accogliere un ragazzo con disabilità per un tirocinio. Noi non siamo soggetti all’obbligo di legge relativo all’assunzione delle categorie protette, siamo un piccolo bar, ma ci è sembrata una cosa interessante. Lo stage è andato così bene che a fine tirocinio lo abbiamo assunto direttamente. 

Lorenzo rappresenta una sfida vinta che ha portato un ragazzo con disabilità a confrontarsi con il lavoro di barista e con le piccole e grandi difficoltà che esso comporta. Cosa l’ha colpita di più di questa esperienza?

L’entusiasmo iniziale di Lorenzo che sarebbe stato qui tutto il giorno, la sua voglia di imparare qualsiasi cosa, ti osserva sempre anche adesso mentre fai qualcosa.

Come si rapportano i clienti con Lorenzo?

I clienti lo adorano, ormai salutano prima lui di me, tutti sanno il suo nome!

Qual è la qualità migliore di Lorenzo?

Il sorriso prima di tutto, il suo essere instancabile, il suo spirito “da bambino” nel senso non di essere piccolo, ma perché per lui tutto è una cosa bella, i clienti per lui non sono solo clienti, sono anche persone con cui parlare, poi è sempre disponibile allo scherzo, spesso è lui il primo a prendere in giro. E’ entusiasta ed orgoglioso di venire a lavorare. Quando, causa pandemia, eravamo chiusi o non poteva venire era dispiaciuto. Poi è molto preciso e meticoloso, una grande qualità. 

Baristi non si nasce, si diventa. In questo periodo lavorativo in cosa vede cambiare Lorenzo? 

Quando è arrivato non sapeva fare nulla, ora sa fare tutto. Conosce tutte le procedure del bar, sa tutto il menù, sa dire cosa c’è in ogni tramezzino o panino preparato ed esposto, sa fare la panna, stare al bar, in sala, nel reparto gelateria, prendere gli ordini, servire, fa praticamente tutto ciò che facciamo noi. Ora è autonomo, spesso è lui a vedere che c’è qualcosa da mettere a posto o riordinare e a farlo direttamente. E’ un dipendente come tutti gli altri, è un lavoratore che come tutti ha responsabilità diritti e doveri.

IL LAVORO È IL PRIMO PASSO PER DIVENTARE AUTONOMI

Troppo spesso, terminata la scuola, i ragazzi con disabilità affrontano un periodo di buio nero in cui non trovano collocazione. Al contrario, è importante costruire per loro dei progetti di lavoro e di vita. Non si possono tenere confinati all’interno di laboratori protetti. È importante che possano imparare a vivere e a crescere in maniera autonoma. Il lavoro è parte fondamentale della vita di tutti: dobbiamo pretendere e offrire loro esperienze fuori dalle logiche dell’assistenzialismo puro, che spesso esclude dalla vita reale chi ha una disabilità senza pensare alle abilità che, invece, queste persone possiedono.

(di Daria Fera – Insuperabili)