Intervista ad Antonella Falugiani 

La presidente di Coordown racconta la campagna “The Hiring Chain”

The Hiring Chain” è la campagna lanciata per la giornata mondiale della sindrome di Down, il 21 marzo 2021, da Coordown – il coordinamento nazionale che raggruppa 54 associazioni delle persone con sindrome di Down sul tutto il territorio nazionale. 

Noi di Superjob abbiamo deciso di intervistare la sua presidente, Antonella Falugiani, per farci raccontare la storia di una delle più belle e importanti campagne di comunicazione di quest’anno, che ha avuto persino il supporto di Sting, il quale ha deciso di cantare la canzone che accompagna il video della campagna.

Come nasce The Hiring Chain?

L’idea è nata due anni fa. Riteniamo il lavoro uno dei temi fondamentali per tutte le persone, questo vale ancor di più per  le persone con una disabilità intellettiva, rispetto alle quali spesso viene associata una collocazione standard nel campo della ristorazione, perché è diffusa l’idea che possano svolgere solo determinate mansioni.

Era già da tempo che pensavamo di sfatare questo mito e trasformare i pregiudizi che lo accompagnano, ed è da questo obiettivo che nasce The Hiring Chain. La campagna era pronta per essere lanciata pochi giorni dopo l’inizio del primo lookdown, il 21 marzo 2020, in occasione della giornata mondiale della sindrome di Down. 

Il diffondersi della pandemia ci ha portati a ritenere che fosse opportuno aspettare. Ed oggi, dato anche l’aggravarsi della situazione occupazionale delle persone con disabilità, è diventato ancora più importante fare azioni di sensibilizzazione sull’inclusione lavorativa.

In questo anno di standby abbiamo avuto occasione di conoscere Sting che ha deciso di dare voce alla campagna, cantando la canzone scritta per il video. Ovviamente questo ha portato un valore aggiunto, creando una forte risonanza con milioni di visualizzazioni.

Qual è lo scopo principale della campagna?

Il video di “The Hiring Chain” mostra persone con la sindrome di Down assunte in diversi contesti. Questo proprio per cercare di stimolare aziende e piccole realtà a comprendere che una persona con la sindrome di Down può svolgere lavori che fino a poco tempo fa erano inimmaginabili. 

Vogliamo diffondere un messaggio positivo sfatando i pregiudizi esistenti. La campagna vuole stimolare una riflessione in tutte le realtà produttive, dal piccolo negoziante alla grande azienda, affinché possano essere ispirati da ciò che si può vedere in un altro contesto e realizzarlo nel proprio, creando una vera e propria catena di assunzioni.

I risultati della campagna sembrano ottimi, “The Hiring Chain” ha ricevuto anche il supporto da LinkedIn che ha promosso l’iniziativa verso i suoi 15 milioni di follower, pubblicando articoli sul tema e trasmettendo in streaming una diretta live l’importanza dell’inclusione nei luoghi di lavoro delle persone con disabilità intellettiva.

Si, sono molte le aziende che ci stanno contattando e a pochi giorni dal lancio della campagna, abbiamo avuto la sorpresa di una famosissima azienda, qual è Ferragamo, che ha deciso di assumere una persona con la sindrome di Down e iniziare questa catena di inclusione lavorativa.

Da cosa dipende il successo dell’inserimento di una persona con disabilità intellettiva?

Questo è un aspetto molto importante. Il successo dell’inserimento lavorativo dipende da più fattori.

Innanzitutto la necessità di individuare la persona giusta per la mansione giusta.

E’ importante iniziare a formare i ragazzi fin dalla scuola, con un monitoraggio già negli ultimi anni delle superiori, per poterli indirizzare verso un inserimento lavorativo adeguato secondo le attitudini specifiche di ognuno.

Il secondo passaggio è effettuare un sopralluogo nell’azienda per capire quali candidati possono essere più adatti. 

Successivamente vengono presentati i candidati e avviene un comunissimo colloquio, come per qualunque altra risorsa.

A questo punto deve essere effettuata la formazione al personale dell’azienda, in particolare verso quei lavoratori che diventeranno i colleghi della persona con disabilità. Questo step è fondamentale perché possano sentirsi a loro agio, affrontare con serenità i loro pregiudizi e timori, così da poter aprire la strada a un’autentica esperienza di inclusione.

Dopo l’assunzione c’è l’ultimo step, quello  dell’inserimento vero e proprio con l’affiancamento di un tutor che ha la funzione di aiutare nella mediazione con i colleghi, e viceversa. Non è un tutor che insegna aspetti tecnici lavorativi sulle mansioni, quest’ultimo viene fornito dall’azienda come per tutti gli altri lavoratori. Il tutor, in questa funzione, è una persona conosciuta dal lavoratore con disabilità che, consapevole dei punti di forza e di debolezza, può aiutare sia i colleghi che il nuovo assunto a conoscersi e stabilire una relazione serena e produttiva.

Si tratta di un percorso delicato e importante, quali sono i tempi e le difficoltà che presenta?

Non si può prevedere il tempo dell’inserimento, la cosa importante è che il lavoratore con disabilità venga trattato come un qualunque altro lavoratore, quindi non devono scattare atteggiamenti di aiuto particolare. 

La persona con la sindrome di Down deve essere trattata come ogni altra persona, perché altrimenti i colleghi si sovraccaricherebbero di lavoro e la persona con disabilità non diventerebbe mai indipendente.

Quanto alla difficoltà, in realtà la cosa più difficile non è la possibilità concreta di realizzare questo percorso, si tratta piuttosto di sradicare una cultura sbagliata che discrimina in base alla diversità. La difficoltà è aggravata enormemente dai pregiudizi.

Ecco perché è fondamentale “The Hiring Chain”, e tutte le iniziative che hanno uno scopo affine, perchè ascoltare datori di lavoro e dipendenti che hanno fatto questa esperienza può aiutare altri a fare altrettanto e comprendere che assumere una persona con disabilità, non solo è fattibile, ma costituisce un valore aggiunto per l’azienda stessa.

E’ stato scientificamente provato quanto possa migliorare l’ambiente lavorativo avere all’interno una persona con la sindrome di Down. Riequilibra tutto il contesto.

Perché quando una persona con una disabilità intellettiva entra in un ambiente lavorativo si realizza questo cambiamento in positivo?

I valori umani che entrano in gioco cambiano e le dinamiche di gruppo si spostano sulla collaborazione e sulla necessità di creare un ambiente sereno. Questo, come è stato dimostrato, aumenta anche la produttività aziendale.

La sfida da vincere è quella contro le basse aspettative. C’è un pregiudizio sulla sindrome di Down e su tutte le disabilità in genere. Questo è il maggior ostacolo che queste persone devono affrontare: si trovano sempre a dover dimostrare con più forza che non sono la loro disabilità e che oltre ad essa hanno abilità come tutti gli altri. 

E io parlo per esperienza, come mamma di una ragazza, Irene, che ormai ha 21 anni e questo pregiudizio, questo sguardo che ti arriva dentro, lo incontriamo costantemente. 

Questa è la barriera che dobbiamo abbattere.

(di Francesca Diodati)