Un cambio di passo

Lo scorso lunedì 12  luglio dalle ore 9:00 alle ore 15:30 si è tenuto il Tech Economy Hub, evento organizzato dal Sole 24 Ore e la società di pubbliche relazioni Core, con la partecipazione del Politecnico di Milano in qualità di partner scientifico. Superjob ha partecipato alla sessione: La tecnologia come facilitatore nella cultura dell’inclusione: disabilità e accesso al mondo del lavoro.

Oggetto dell’intero evento è stata la tecnologia in tutte le sue possibili forme ed effetti come come driver per la crescita dell’economia reale e leva competitiva per le imprese

L’idea degli organizzatori è nata, come si legge nel sito del Tech Economy Hub, dalla constatazione che il Recovey Plan destinerà risorse rilevanti al digitale, alla ricerca, all’innovazione e al trasferimento tecnologico, accelerando il processo di innovazione già in atto nel nostro Paese.

Durante la giornata, in un’agenda ricca di appuntamenti, tutti di grande interesse, si sono alternate sessioni e tavole rotonde che hanno affrontato il tema sotto molteplici aspetti.

Una di queste sessioni, che è possibile rivedere sul sito del Tech Economy Hub,  ha avuto ad oggetto, appunto, l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità e l’importanza che l’evoluzione tecnologica può avere in questo percorso.

Superjob ha collaborato all’organizzazione di questa sessione ed ha partecipato con Marco Giorgetti, managing Director di Value Relation, uno degli ideatori del progetto, e Michael Luciano, Head of Diversity Division di Page Personnel e Labour Market Advisor di Superjob.

Gli ospiti che si sono confrontati su varie problematiche, effetti positivi, ma anche possibili limiti da evitare, sono stati diversi e importanti. Special guest è stata la Ministra per le Disabilità Erika Stefani, accanto a lei sono intervenuti Alessandro Campi, ricercatore presso il Dipartimento di Elettronica e Informazione del politecnico di Milano e Delegato del Rettorato alla Disabilità, Daria Fera, Responsabile Nazionale Area Lavoro per Insuperabili onlus e Martina Fuga, Vice Presidente di CoorDown.

La riflessione è partita dalla necessità di utilizzare tutte le potenzialità del digitale, non solo per facilitare lo svolgimento del lavoro e permettere alle persone con disabilità di essere poste nella condizione di far emergere e realizzare a pieno le proprie capacità e il proprio potenziale sul piano professionale e umano. 

Ciò di cui si è discusso approfonditamente è la necessità di sfruttare la capacità di diffusione, interazione e connessione che il digitale consente per rendere possibile e concreto, innanzitutto un cambio di mentalità.

In particolare il cambiamento che noi di Superjob insieme a tutti gli ospiti auspichiamo e per cui ognuno agisce, a suo modo e nel proprio contesto di appartenenza, è che nel mondo delle imprese si passi dal dovere di assumere una persona con disabilità per adempiere ad un obbligo di legge, alla volontà di assumere un professionista con delle disabilità per avere l’opportunità di realizzare un contesto lavorativo di maggior valore e il privilegio di poter beneficiare degli skills specifici di quel determinato professionista.

A questo si affianca, come sottolinea Marco Giorgetti, il superamento di una visione paternalista per cui l’assunzione di una persona con disabilità si limita ed essere un’ “opera buona” , che in realtà non considera il reale valore professionale del soggetto.

E siccome, citando Nanni Moretti,  le parole sono importanti, Michael Luciano, Head of Diversity Division di Page Personnel e Labour Market Advisor di Superjob, precisa che dobbiamo sempre parlare di professionisti con disabilità, non per un mero fatto linguistico, ma per imparare a interiorizzare il fatto che le risorse sono sempre e prima di tutto professionisti, a prescindere dal fatto che abbiano o meno una disabilità.

Nonostante la strada sia ancora lunga emergono alcuni dati interessanti che mostrano come mantenendo il focus sulla professionalità le percentuali di assunzioni acquisiscono un trend molto positivo.

L’esempio concreto di questo processo ci viene raccontato da Martina Fuga, Vice Presidente di CoorDown, che porta i dati della nota campagna The Hiring Chain: che a cominciare dal famoso brand Ferragamo, ha spinto molte aziende italiane ad attivarsi per l’assunzione di una persona con disabilità, secondo questa nuova prospettiva.

“In questo modo sono le stesse aziende che diventano Ambassador di una cultura realmente inclusiva” conclude il suo intervento Martina Fuga, precisando che questo può avvenire solo grazie alla tecnologia. 

Il Digitale, infatti, ha permesso e permette, non solo di creare una piattaforma come The Hiring Chain o Superjob, ma di poter veicolare esperienze e messaggi che impattano la mentalità collettiva in un modo e con una influenza che altrimenti non sarebbe mai stata possibile.

Daria Fera Responsabile Nazionale Area Lavoro di Insuperabili, sposta l’attenzione anche sul valore incredibile che la tecnologia ha negli stessi contesti lavorativi, rendendo possibile il superamento di barriere architettoniche e tecniche che possono facilitare un professionista con disabilità a svolgere le mansioni per cui sarebbe preparato al pari di un altro qualunque professionista.

Qui interviene Alessandro Campi, ricercatore presso il Dipartimento di Elettronica e Informazione del politecnico di Milano, che contro ogni parlato politically correct, sottolinea il suo essere una “persona disabile”. 

Campi precisa di definirsi tale per voler ricordare che se da un lato è vero che bisogna guardare alle abilità e al valore professionale di un individuo,  dall’altro non bisogna perdere il principio di realtà e ricordarsi che per rendere possibile questa espressione di valore bisogna tener conto invece di ciò che comporta la disabilità

E’ essenziale, infatti, capire come superare le barriere prima di tutto architettoniche che, banalmente a volte impediscono anche il solo raggiungere un luogo di lavoro che, pure sarebbe perfetto per il lavoratore e viceversa, il lavoratore sarebbe perfetto per l’azienda.

La Ministra Erika Stefani interviene sottolineando come molto ci sia da fare e come sia necessario accompagnare a un cambio culturale una normativa che sia maggiormente efficace e per questo ha aperto una riflessione con il Ministro del lavoro Orlando. “E’ difficile obbligare la cultura in una norma” dice ma sottolinea la necessità e l’intento di migliorare i meccanismi di formazione e inserimento professionale, agendo non solo a livello nazionale, ma anche regionale.

Queste sono solo piccoli frammenti di un confronto ricco e avvincente che vi consigliamo di vedere su www.techeconomyhub.it,  su cui è disponibile la registrazione di questa sessione e di tutte le altre.

(di Francesca Diodati)