Rob de Matt: un caffè-bistrot inclusivo nella zona nord di Milano

Gen 17, 2024 | News

Inaugurato nel 2017 nel quartiere di Dergano a Milano, Rob de Matt è un bistrot e ristorante dove lavorano persone con disagio psichico, con disabilità, ma anche ex carcerati, rifugiati politici e migranti in difficoltà. La cucina presenta un mix di ricette della tradizione italiana con contaminazioni provenienti da molte cucine etniche. L’ampio giardino esterno ha dedicato una parte anche a un orto sinergico che è diventata un’occasione importante per coinvolgere gli abitanti del quartiere in un percorso che porta il cibo sano dalla terra direttamente alla cucina.

Abbiamo incontrato Francesco, uno dei fondatori del progetto e Martina, responsabile dei tirocini, che ci hanno raccontato da dove sono partiti, che cosa fanno e su cosa si basa la loro iniziativa di inclusione sociale.

Rob de Matt si presenta come un ristorante, ma è un’associazione di promozione sociale che nasce proprio con l’obiettivo della formazione professionale per persone con fragilità. Inizialmente l’idea era di coinvolgere principalmente persone con disagio psichico attraverso tirocini formativi, poi questa categoria dello “svantaggio” si è notevolmente ampliata e hanno deciso di collaborare con diversi enti come Celav, Afol, A&I e coinvolgere persone con diverse storie alle spalle.

Dalla formazione all’assunzione: il modello dei tirocini

Lo staff è composto dalla percentuale maggiore di personale assunto, tra cui anche ex tirocinanti e una media di otto tirocini che coprono sia la cucina sia la sala, nelle fasce del pranzo e della cena. Se le condizioni lo permettono e vi è una reale necessità di incrementare l’organico, come spesso accade nel periodo estivo, i tirocini si possono trasformare in contratti di lavoro e diventano parte integrante dello staff. Ad oggi il 20-25% del personale arriva direttamente da percorsi di tirocinio; il giorno in cui li abbiamo incontrati, ad esempio, su cinque persone assunte, tra sala e cucina, tre sono ex tirocinanti.

La modalità di inserimento di Rob de Matt prevede prima il percorso di tirocinio e poi eventualmente l’assunzione proprio perché questo percorso serve per capire se la persona è adatta al posto di lavoro e viceversa, proponendosi di mettendo in atto, se necessario, una serie di adattamenti e accomodamenti. La forza di questo tipo di inserimento, raccontano i gestori, risiede soprattutto nel lavoro di rete e nel confronto costante con tutti i professionisti che circuitano intorno alla persona che viene inserita: educatori e tutor di riferimento favoriscono la mediazione, forniscono informazioni importanti sul tipo di fragilità che li caratterizza e aiutano anche ogni candidato a esprimere le proprie esigenze, per trovare tutti insieme le strategie migliori da introdurre. Il bistrot ha deciso di investire sulla figura di Martina come responsabile dei tirocini, che è in aggiunta al tutor aziendale, previsto per legge, proprio perché Rob de Matt nasce con la mission specifica di inclusione di persone con fragilità.  “La formula del tirocinio ha come obiettivo non solo l’insegnamento di una professione ma anche un’inclusione a livello sociale, su cui puntiamo molto. Spesso si parte da zero e si lavora molto sulle soft kills: lavorare in gruppo, collaborare e arrivare in orario, relazionarsi in modo positivo con i colleghi e i clienti; sembrano cose banali, ma in realtà non lo sono.”

Martina è attenta al percorso nella sua totalità e non solo al semplice apprendimento delle mansioni. Il progetto, come ci racconta, nasce proprio con una finalità educativa: il percorso non è solo finalizzato all’acquisizione di competenze ma al coinvolgimento della persona a 360 gradi attraverso la predisposizione di un ambiente protetto in cui si possa sbagliare e si crei l’opportunità formativa di poter esprimere al meglio le proprie potenzialità. All’inizio l’ente inviante fornisce una panoramica sulla storia del candidato – punti di forza, punti di criticità e punti a cui prestare attenzione – che Martina riporta ai tutor aziendali, che seguono i tirocinanti nella parte operativa. Poi, durante tutto il percorso, c’è un continuo scambio e monitoraggio tra responsabile dei tirocini interno, tutor aziendale e tutor dell’ente inviante, per mettere a fuoco le eventuali difficoltà e trovare le soluzioni più adatte a quel tipo di tirocinante.

L’attenzione si focalizza molto anche sul gruppo di lavoro e c’è una formazione anche di tutto il resto del personale. Francesco ci tiene a sottolineare che proprio in fase di selezione dello staff uno degli elementi di cui tengono conto è capire se c’è questo tipo di attitudine e volontà e che la formazione avviene sul campo quotidianamente, attraverso un passaggio di consegne dai dipendenti con più esperienze a quelli appena assunti. È un modello di inserimento, quindi, ormai consolidato, che viene insegnato e tramandato e dal quale non si può prescindere per lavorare nello staff del locale.

“Se sei un ottimo barista dal punto di vista tecnico ma non sei in grado di lavorare a fianco di chi sta svolgendo un percorso di tirocinio, allora Rob de Matt non è il posto adatto a te.”

 

Perché fare inclusione

Il locale in questi anni ha ottenuto un notevole successo e si è fatto un nome non solo nelle zone di Dergano e Bovisa; ma in tutta la città. Il progetto funziona, è conosciuto, apprezzato e ha ottenuto diversi riconoscimenti dalla stampa. Ma perché conviene continuare a investire su questi inserimenti e ci sono dei risvolti positivi anche in termini economici?

 “Il valore aggiunto di questi tipi di inserimenti è di due tipi: la presenza dei tirocinanti e in generale la presenza dei progetti sociali di cui ci occupiamo è un elemento di identità; i clienti ci conoscono e apprezzano quello che facciamo, vengono qui perché magari preferiscono spendere da noi, che siamo impegnati in questo tipo di progetti, piuttosto che andare da altri.”

È quello che in azienda chiamano brand identity e che nel loro caso ha funzionato molto, soprattutto dopo il lockdown, perché la clientela ha riconosciuto loro il merito di aver trascorso il periodo della pandemia in giro per il quartiere a consegnare pasti. “Inoltre, la presenza dei tirocini contribuisce alla creazione di un clima e di un ambiente protetto che non ha come finalità primaria l’incremento degli incassi ma la valorizzazione dell’aspetto relazionale che permette la crescita personale e professionale di ognuno. Sentirsi parte del progetto permette di rimanere e di costruire quell’identità insieme. Se stai bene in un posto, lavori bene e di riflesso anche l’incasso ne trae benefici.”

Questa formula dei tirocini, poi, non è un costo che pesa sull’azienda in quanto la borsa lavoro viene erogata quasi sempre dall’ente inviante; di conseguenza il locale ha solo pochi costi indiretti, tra cui la figura del responsabile dei tirocini, sulla quale loro nello specifico hanno deciso di investire. Da sottolineare, però, che il tirocinante non sostituisce mai il dipendente nell’organico, ma è sempre una figura di appoggio, proprio perché le finalità dei percorsi sono differenti; l’obiettivo è proprio quello di diventare una risorsa importante e di riferimento per tutto lo staff. L’investimento in questo progetto e ciò che riteniamo sia importante condividere è proprio la formazione delle persone; “non a caso – sottolinea Martina – alcuni dei migliori dipendenti che abbiamo, arrivano dai percorsi di tirocinio.”

La formazione è importante per chi deve essere inserito nell’organico, ma anche per le aziende che decidono di assumere: ci sono molte realtà che vorrebbero sperimentarsi, ma non hanno le competenze e gli strumenti per poter essere accoglienti ed inclusivi, sottolinea Francesco. Ci vorrebbero maggiori supporti e aiuti per far in modo che i gestori non siano spaventati da queste assunzioni e siano a conoscenza dei percorsi da poter intraprendere per garantire inclusione, come la modalità dei tirocini che è ancora poco conosciuta e poco approfondita.

Rob de Matt non è solo un bistrot-ristorante che promuove l’inclusione sociale e una cucina sana e di qualità, ma è anche un’associazione che sostiene la socialità, la qualità della vita e la cura e la tutela dei più deboli, contrastando le situazioni di disagio. Ci sono ragazzi, che durante il percorso di tirocinio acquisiscono competenze e allo stesso tempo continuano ad avere le loro fragilità, si pensi ad esempio a chi ha delle malattie psichiatriche; ma ciò non vuol dire che non riescano a fare il loro lavoro al meglio. Magari a livello operativo sono bravissimi e invece sull’aspetto relazionale hanno maggiori difficoltà, cosa che potrebbe metterli in difficoltà già a partire dal primo colloquio, allora è lì che si deve aver voglia di andare oltre e di aprirsi alla conoscenza delle differenze. Rob de Matt contrasta soprattutto i pregiudizi e va oltre l’apparenza, continuando a tenere la porta del locale sempre aperta.

 A cura di Sara Mesiano

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