Lavoratori diversamente abili: perché conviene averli all’interno del nostro team

Il lavoro è indispensabile nella vita tutte le persone, quindi perché non dovrebbe esserlo anche per le persone con disabilità? Purtroppo, i dati che ruotano attorno a questo argomento sono ancora molto deludenti, in Italia infatti l’80% delle persone con disabilità è disoccupata. Una situazione non giustificata se riflettessimo per un attimo sul fatto che non si tratta di persone impossibilitate a dare il loro contributo all’interno di un contesto lavorativo, ma di persone che nonostante una parte di limitazione derivata dalla loro disabilità, avrebbero tutte le carte in regola per essere propositive e lavorare senza porre limiti per l’azienda o il datore di lavoro.

A rendere questa situazione ancora più spiacevole è il fatto che le misure per agevolare l’inserimento lavorativo dei disabili non mancano, né gli  incentivi a favore delle aziende che le assumono. La legge 68/99 per il  collocamento mirato delle persone con disabilità, però non ha dato i suoi frutti come sperato, risultando quasi inadeguata alle esigenze del mondo del lavoro odierno.

Nel 2018 infatti è stata introdotta anche una  modifica importante per questa legge, attraverso il decreto legislativo n. 151 del 14 settembre 2015.
Dal 2016 è stato riconosciuto un bonus per le aziende che investono sull’assunzione di persone affette da disabilità:

  • per riduzioni della capacità lavorativa tra il 67% e il 79%, al datore di lavoro spetta un bonus assunzione pari al 35% della retribuzione mensile lorda per 36 mesi;
  • per riduzioni superiori al 79%, viene riconosciuto un bonus pari al 70% della retribuzione mensile lorda per un massimo di 36 mesiper ogni lavoratore assunto a contratto a tempo indeterminato;
  • per i lavoratori con disabilità intellettiva e psichicache comporti una riduzione della capacità lavorativa superiore al 45%, spetta in caso diassunzione a tempo indeterminato o di assunzione a tempo determinato di durata non inferiore a 12 mesi, un bonus pari al 70% della retribuzione lorda mensile per una durata massima di 60 mesi.

Ma tralasciando le opportunità fiscali e agevolazioni è opportuno visti i tempi che le aziende si rendano conto che nessuno deve essere lasciato indietro, che assumere una persona con disabilità non è limitante, non deve essere fatto perché lo impone una legge e non deve essere tanto meno un gesto di pietà.
Un lavoratore disabile che viene collocato giustamente all’interno del sistema lavoro, non è un peso, ma una risorsa come tutti gli altri assunti, quindi un soggetto interno che aiuterà ad incrementare la crescita dell’azienda stessa. La percentuale di invalidità non è un marchio scarlatto, non è la condizione per creare pregiudizi su qualcuno, è necessario correggere questo comportamento errato per aiutare queste persone a diventare una risorsa ed essere liberi di potersi autogestire.

(di Marissa Trimarchi)