Oltre i limiti per l’inclusività

 «La verità è che siamo tutti spaventati da ciò che non si conosce. La maggior parte delle persone non si sente a suo agio quando ha intorno persone disabili, è normale» -Yves Veulliet

La disabilità è prima di tutto un muro costruito da pregiudizi e giudizi riguardo a quello che una persona disabile riuscirebbe a fare o non fare, comprendere o non comprendere.

Questo comporta una difficoltà ad affacciarsi al mondo del lavoro perché la visione negativa proprio da parte dei datori di lavoro e di colleghi,  influenzano la decisione di assumere una persona affetta da disabilità per paura che non riesca ad essere una vera risorsa per il team.

In diversi casi, invece, quando un datore di lavoro riesce a scrollarsi di dosso i propri timori e concedere una possibilità al soggetto disabile, tutti i timori avuti in precedenza scompaiono. Il contesto di lavoro è molto importante per garantire una dignità autonoma per i lavoratori disabili che possono lavorare e garantire per sé stessi e alla propria famiglia un contributo mensile.

L’inclusività è anche questo: non lasciare indietro nessuno e permettere a ciascuno all’interno della società, di poter essere autonomo e poter condurre una vita accessibile, a misura anche delle sue disabilità. 

La logica della meritocrazia nel mondo del lavoro (anche nel caso delle disabilità), ha un forte impatto sulla decisione da parte di un datore di lavoro su “chi” valga la pena assumere. La risposta è semplice, selezionare chi ha voglia di mettersi in gioco provando a dare il proprio contributo all’azienda piuttosto che limitarsi al giudizio della disabilità e rinunciare ad una buona risorsa.

(di Marissa Trimarchi)